LA BELLA E LA BESTIA – domenica 19 aprile 2020 – ore 17.00

La Bella e la Bestia

Di Roberto Anglisani e Liliana Letterese
Con Liliana Letterese e Andrea Lugli
Regia di Roberto Anglisani
Movimenti scenici curati da Caterina Tavolini
Fonte: M.me Leprince de Beaumont


Un mercante, padre di tre figlie, si smarrisce nel bosco, di ritorno da uno sfortunato viaggio d’affari. Trova rifugio nel palazzo della Bestia, un essere orribile, metà uomo e metà belva. Qui cerca di rubare una rosa e per questo la Bestia lo minaccia di morte. L’unica sua possibilità di salvezza è che sia una delle sue figlie a morire al suo posto.

La più bella delle tre figlie accetta il sacrificio e si reca al palazzo. Ma andrà incontro ad un altro destino.


Con “La Bella e la Bestia” prosegue un percorso sulla narrazione a due voci e contestualmente un lavoro di ricerca sul tema della diversità. Attraverso l’avvincente intreccio di questa fiaba classica intendiamo parlare di alcuni aspetti di questo tema quanto mai attuale, in particolare, in questo caso, del “diverso” che sta dentro di noi.

Nasce così una storia ricca di fascino e di emozione, di cui cerchiamo di mostrare i significati nascosti attraverso la parola ed il movimento. Lo spettacolo utilizza infatti principalmente la tecnica del racconto orale, con la sua essenzialità ed immediatezza. Ma spesso la parola si fonde al movimento espressivo o lascia completamente lo spazio a sequenze di “gesti-sintesi”, nel tentativo di cogliere l’essenza più profonda del racconto, con pochi oggetti e costumi, lasciando alla voce e al corpo tutta la loro forza evocativa.

Fascia d’età: 6-13 anni

PREMIO EOLO AWARDS 2007
MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
per avere rinnovato il teatro di narrazione con la regia di un fine raccontatore come Roberto Anglisani. Attraverso un intelligente e fantasioso utilizzo di diversi registri interpretativi Andrea Lugli e Liliana Letterese sono riusciti ad esprimere sul palco, mettendo in scena una celebre fiaba, tutte le varie sfaccettature di una realtà stupida e opprimente che non accetta più la dolcezza e la diversità, facce eguali di una stessa medaglia.


PREMIO DELLA CRITICA AL FESTIVAL LUGLIO BAMBINO 2006 DI CAMPI BISENZIO
SCHEDA DIDATTICA
Con “La Bella e la Bestia” la compagnia Il Baule Volante prosegue un percorso sulla narrazione due voci e, contestualmente, un lavoro di ricerca sul tema della diversità. Attraverso l’avvincente intreccio di questa fiaba classica, abbiamo inteso parlare di alcuni aspetti di un tema quanto mai attuale, in particolare, in questo caso, del “diverso” che sta dentro di noi.

LA TRAMA E I SUOI SIGNIFICATI
Un mercante, padre di tre figlie, si smarrisce nel bosco, di ritorno da uno sfortunato viaggio d’affari. Trova rifugio nel palazzo della Bestia, un essere orribile metà uomo e metà belva. Qui, durante il tentativo di rubare una rosa, viene sorpreso dalla Bestia, che lo minaccia di morte. L’unica possibilità di salvezza è che sia una delle sue figlie a morire al suo posto. La più bella delle tre accetta il sacrificio e si reca al palazzo. Ma andrà incontro ad un destino inatteso.
È questa in sintesi la trama che accomuna le molte versioni de “La Bella e la Bestia” che sono giunte sino a noi. La più famosa di esse venne scritta in Francia intorno al 1750 da Madame Leprince de Beaumont che, a sua volta, attinse ad un ancor più antico racconto di Madame de Villaneuve. La fiaba ha quindi avuto nel corso degli anni innumerevoli altre elaborazioni, tra le quali vanno ricordate almeno “Belinda e il mostro”, raccolta da Italo Calvino nelle sue “Fiabe italiane”, le interpretazioni in chiave “adulta” immaginate dalla scrittrice Angela Carter (“La corte di Mister Lyon” e “The tiger’s bride”) per giungere infine alle svariate rivisitazioni cinematografiche, tra cui, splendida, quella di Jean Cocteau del 1946 e, notissima, quella a cartoni animati prodotta in anni più recenti dalla Walt Disney.
Si tratta, dunque, di un racconto che ha riscosso e riscuote ancora oggi un grande successo ed un grande interesse. Ma a cosa si deve una tale fortuna attraverso i secoli? Per quanto ci riguarda, crediamo che si debba principalmente ai molti significati che la fiaba contiene e nasconde, significati, diremmo, quasi atavici e dalle profonde radici, tanto profonde da risultare senza tempo e dunque immediatamente reperibili nell’esperienza quotidiana di ognuno di noi.
Attraverso la classica storia di un amore impossibile, di un amore che supera ogni barriera, “La Bella e la Bestia” ci parla innanzitutto del tema della diversità, ed in particolare dell’accettazione del diverso e dell’”altro da sé”. Una diversità che spesso si manifesta anche nella realtà proprio nello stesso modo in cui avviene nella fiaba e cioè attraverso un particolare aspetto fisico: dal colore della pelle, come dall’ essere troppo magri o troppo grassi, o comunque lontani dai canoni di bellezza perfetta proposti dai mezzi di comunicazione. Eppure, magicamente, in questa storia il pubblico finisce per identificarsi proprio col personaggio della Bestia, condividendone i dolori e i tormenti, provando per esso una grande comprensione e un grande affetto, attraverso un percorso emotivo che va dal rifiuto per questo essere mostruoso e apparentemente cattivo fino al sentimento di condivisione della condizione di “diverso”, non desiderandone più la morte ma la felicità.
“La Bella e la Bestia” è una storia che parla con delicatezza al nostro cuore, anche per insegnarci a ricercare la bellezza delle cose e delle persone al di là delle apparenze, a capire che spesso essa si cela sotto sembianze che ci possono sembrare sgradevoli: solo imparando ad andare al di là delle apparenze e delle convenzioni potremo apprezzare la vera bellezza, una bellezza interiore e quindi più profonda.
Ma questo è un obiettivo che non si ottiene immediatamente e senza fatica: il racconto rappresenta, in questo senso, un lungo ed importante processo di crescita. Ed è Bella a compiere questo percorso, che la porta dall’amore iniziale per il Padre (rapporto edipico) alla scelta di un amore più maturo, più adulto e consapevole. Un passaggio che abbiamo voluto scandire in tre momenti, seguendo l’impostazione della fiaba italiana di Calvino, nella quale il passaggio fra le diverse fasi della crescita avviene, in una prima fase, attraverso l’uso di un oggetto magico (l’anello) e, successivamente, grazie all’aiuto dell’elemento naturale (l’albero).