Separati – Teatro Ghione Roma (2015)

Separati

con Giampiero Mancini, Emy Bergamo, Francesco Bauco, Massimiliano Vado, Roberto D’Alessandro
dal regista di “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”, Alessandro Capone

video registrato al Teatro Ghione, Roma (2015)

Attraverso il trasloco di Massimiliano, in un monolocale buio e polveroso si intreccia la storia d’amore con Francesca l’inquilina dell’attico, interpretata dalla bravissima Emy Bergamo, anch’essa separata, nevrotica e piena di paure. Due vicini di casa che uniti dalla comune esperienza della separazione si trovano ad allacciare un legame sentimentale non pieno di imprevisti che metterà ancora una volta in risalto gli stereotipi maschili e femminili. Due certezze ruotano intorno alla commedia: l’amicizia dei quattro inseparabili amici, interpretato magistralmente da Giampiero Mancini, Francesco Bauco, Roberto D’Alessandro e Massimiliano Vado, che anch’essi separati non si abbandonano mai nel momento del bisogno, e l’amore dei padri verso i figli che lottano anche solo per sentirli.

“Il grande successo fu determinato certamente perché “UOMINI” fotografava la situazione dell’Italia di quegli anni: il matrimonio come istituzione stava andando in crisi… le coppie crollavano, esplodevano, era sempre più difficile mandare avanti un’unione tra uomo e donna… Il tutto raccontato dal punto di vista maschile tanto che quando andò in scena, le donne ridevano poco e tutte le sere fuori dal teatro diverse coppie finivano a litigare…
Poi il tessuto sociale è cambiato profondamente, tanto che negli ultimi anni di repliche, le donne ridevano più dei maschi e nessuna coppia discuteva più dopo le rappresentazioni. SEPARATI vuole essere materia di riflessione sul cambiamento… ormai le coppie si formano e si disfano come fosse un fenomeno accettato, a volte scontato…
SEPARATI non vuole essere solo uno sguardo sulla condizione dei padri separati sempre più in difficoltà, ma vuole anche raccontare che il disagio non è certamente solo maschile. Il disagio è tangibile per gli uomini come per le donne, un disagio unito ad una sempre più crescente incapacità di amare e di amarsi, un disagio nella comunicazione, in anni dove proprio questa, tra social network di ogni genere, whats app e affini nati proprio per una maggiore possibilità di comunicare, stanno in realtà minando la capacità di farlo, di stare insieme…
Tutto ciò attraverso un linguaggio che ci appartiene profondamente, un linguaggio radicato nel nostro DNA che forse abbiamo un po’ dimenticato o poco frequentato, il linguaggio della commedia all’italiana, divertente ma amara, con la sua capacità unica ed originale di far ridere ma anche di far riflettere, di fotografare il Paese attraverso i difetti degli italiani… noi.
Buon divertimento ma anche e soprattutto buona riflessione…”

ALESSANDRO CAPONE